STATMENT
MAHNAZ EKHTIARY
Disegno sempre. Per me, disegnare è innanzitutto un modo di vivere.
Quando disegniamo, tra tutte le linee che tracciamo, dobbiamo riuscire a trovare quella giusta. È un processo che assomiglia molto alla vita: nel mezzo della complessità e del caos, tra infinite possibilità e direzioni, dobbiamo imparare a riconoscere il nostro percorso e a trovare la nostra strada.
Un altro aspetto del disegno che amo profondamente è la sua capacità di accompagnarci in ogni momento. Non dobbiamo necessariamente stare bene per disegnare. Possiamo farlo quando siamo felici, arrabbiati, confusi o tristi: ogni stato d’animo può diventare parte del gesto creativo e trovare una propria espressione attraverso il disegno.
Quando disegniamo siamo completamente immersi nelle nostre emozioni, ma allo stesso tempo dobbiamo essere razionali e capaci di gestirle.
Il disegno è un atteggiamento che può estendersi a ogni aspetto della vita: osservare, mettere in relazione, interrogare ciò che si vede e cercare ciò che ancora non è visibile. Il colore,nel disegno, diventa uno strumento di osservazione e di espressione.
La sperimentazione è una parte fondamentale della mia pratica. Attraverso la china, l’acquerello, l’acrilico, il colore a olio e altre tecniche, cerco di non avere sempre il controllo sul risultato. Mi interessa lasciare spazio all’imprevisto, permettere che alcune cose accadano casualmente. In questo senso, le macchie hanno per me un valore particolare: possono diventare un punto di partenza per avvicinarmi a ciò che è nascosto, a ciò che ancora non conosco e che forse appartiene alla dimensione dell’inconscio.
Utilizzo materiali diversi — carta, tessuto, legno, resine e altri elementi — perché ciascuno possiede una propria capacità espressiva. Il tessuto, con la sua possibilità di assumere volume, movimento e forma, è diventato nel tempo un elemento centrale della mia ricerca. La sua morbidezza ha progressivamente lasciato spazio alla rigidità e il tessuto si è trasformato in scultura. Mi interessa permettere che sia anche il materiale a determinare la direzione del lavoro.
Sento una forte esigenza di ricerca e di libertà espressiva, insieme alla necessità di confrontarmi con limiti, regole e aspettative esterne: da un lato, vorrei lasciare che sia il concetto a scegliere il medium, dall’altro, mi interessa abitare il confine tra linguaggi diversi, unire più tecniche e materiali e creare uno spazio in cui le categorie possano entrare in discussione.
Il desiderio di acquisire consapevolezza mi ha portato a riflettere su me stessa, sulla condizione umana e sul rapporto tra individuo e ambiente.
Esistono molte voci che convivono dentro di me. Il mio lavoro mi offre la possibilità di ascoltarle, comprenderle e scoprire quali vocei appartengano a me.
Il corpo ha progressivamente assunto un ruolo centrale nella mia ricerca. Prima di studiare la moda, disegnavo sulla carta e sulla tela; in seguito, la superficie del disegno si è estesa al tessuto e, successivamente, al corpo stesso. Il corpo diventa così una superficie di intervento, ma anche un luogo in cui segno, materia e forma entrano in relazione.In questa prospettiva, l’abito supera la propria funzione e si trasforma in parte integrante di una ricerca scultorea e performativa. Diventa un elemento capace di dialogare con il corpo, di modificarne la percezione e di generare nuove forme e possibilità espressive.
Allontanarmi dal mio paese d’origine mi ha permesso di osservare me stessa da una nuova prospettiva e di sperimentare una forma diversa di indipendenza. Il rapporto con il luogo da cui provengo non è mai stato lineare. Nel tempo ho attraversato nostalgia, lontanaza, critica, dubbio, pentimento, riconciliazione e, infine, una nuova consapevolezza delle mie origini e del luogo in cui vivo oggi.
Il mio paese d’origine è rimasto presente nel mio pensiero e, inevitabilmente, anche nel mio lavoro. Non vorrei però che il mio percorso venisse ridotto a una definizione. Non mi interessa banalizzare la mia esperienza né permettere che il mondo dell’arte trasformi la mia ricerca in un’etichetta capace di limitarne la libertà.
La mia pratica nasce da questo spazio di indagine artistica. Attraverso il disegno, la pittura, la scultura e la sperimentazione materica cerco di dare forma a ciò che ancora non riesco completamente a nominare. La forma nasce spesso dall’intuizione e il gesto artistico diventa un modo per entrare in relazione con ciò che è conscio e inconscio.
La mano, elemento ricorrente nel mio lavoro, assume il valore simbolico della coscienza, della memoria e dell’azione.
La natura, invece, rappresenta una presenza costante, un luogo di rifugio e una sorgente di quiete.
Ho suddiviso le mie opere in tre principali ambiti di ricerca: l’Uomo, la Città — luogo in cui vive — e la Natura, intesa come nostra origine.

